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Coordinamento associazioni dei disabili e delle loro famiglie della provincia di Trieste - comunicato

Notizia n° 84   del: 02-09-2011 [10:00]   Autore: Vincenzozoccano
Il coordinamento delle associazioni dei disabili della provincia di Trieste, aderisce al documento unitario presentato dalle federazioni nazionali delle persone con disabilità, recante alcuni emendamenti alla Manovra-bis all'esame del Parlamento.
 
Gli emendamenti sono pochi ma determinati e chiari, poiché si fondano sulla consolidata convinzione che siano, ancora una volta, sotto scacco le politiche sociali, in una manovra che si preoccupa più di rassicurare i mercati finanziari che le famiglie e le persone con disabilità.
 
Le Federazioni chiedono che il Parlamento dia un segnale diverso e preveda un finanziamento specifico per il Fondo per le politiche sociali. La copertura può derivare da un Piano straordinario di controllo sull'evasione fiscale (500mila controlli per tre anni) sulla falsariga di quello praticato negli ultimi anni contro i "falsi invalidi".
 
La riforma assistenziale in Italia si può e si deve fare, ma non certo con il vincolo immediato di recuperare 20 miliardi: non sarebbe una riforma, ma solo una graduatoria di tagli che nulla hanno a che vedere con il miglioramento qualitativo e quantitativo dei servizi alle persone. Le Federazioni chiedono di eliminare la riforma assistenziale dalle logiche di cassa, operando invece su una riforma fiscale che non preveda solo la revisione delle agevolazioni, ma anche l'introduzione di meccanismi di sistema per contrastare l'evasione fiscale.
 
Le Federazioni chiedono inoltre la soppressione dei tagli aggiuntivi agli enti locali che sarebbero la causa della cancellazione di tanti servizi alle persone e alle famiglie.
 
Ma agli emendamenti si aggiunge un marcato sdegno delle Federazioni, al quale si uniscono le associazioni della provincia di Trieste, per le esternazioni del Ministro Calderoli che ha persino avanzato l'ipotesi di interventi restrittivi sulle pensioni di reversibilità e sulle indennità di accompagnamento. Una prospettiva inaccettabile a nostro giudizio, poiché taglierebbe le uniche misure di sostegno oggi esistenti a favore della non autosufficienza, colpendo i cittadini più deboli.

 

FISH
Federazione Italiana per il
Superamento dell'Handicap
FAND
Federazione tra le Associazioni
Nazionali delle persone con Disabilità
Coordinamento Associazioni dei Disabili di Trieste

 
Vincenzo Zoccano
Presidente 

 

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Buon compleanno, Legge 67! Come ti stanno utilizzando? (di Angelo D. Marra)

Notizia n° 83   del: 08-03-2011 [19:20]   Autore: Redazione
Press-IN anno III / n. 716 Superando.it del 04-03-2011 Buon compleanno, Legge 67! Come ti stanno utilizzando? (di Angelo D. Marra*) A cinque anni esatti dall'approvazione della Legge 67/06 - che tutela le persone con disabilità vittime di discriminazioni - meritano di essere registrati alcuni pronunciamenti giudiziari che vanno letti come importanti segnali sulla forza sempre maggiore del principio di parità di trattamento il quale, secondo quella stessa Legge 67, comporta che non possa essere praticata alcuna discriminazione in pregiudizio delle persone con disabilità, spaziando su varie attività della vita La Legge 67/06 (Misure per la tutela giudiziaria delle persone con disabilità vittime di discriminazioni), che ha introdotto in Italia un mezzo per ottenere tutela dalle discriminazioni contro le persone disabili, compie oggi cinque anni! Il provvedimento, approvato appunto il 1° marzo 2006 dal Parlamento Italiano, appresta una tutela sia inibitoria che risarcitoria. Se infatti accerta la discriminazione, il giudice può: a) ordinare, se il ricorrente lo richiede, il risarcimento del danno - anche non patrimoniale - da discriminazione, cioè quello che deriva dal non aver potuto fare una cosa come gli altri; b) ordinare la cessazione della discriminazione, se ancora in corso; c) adottare ogni altro provvedimento idoneo, secondo le circostanze, a rimuovere gli effetti della discriminazione; d) ordinare l'adozione, entro il termine fissato, di un piano di rimozione delle discriminazioni accertate, soluzione indicata per i casi in cui gli eventi lesivi siano estesi e, perciò, impossibili da eliminare con un singolo atto. Immaginiamo, ad esempio, che il giudice accerti che una serie di stazioni ferroviarie non sono utilizzabili da clienti disabili; in questo caso l'adozione di un piano di modifica delle stazioni è probabilmente la soluzione più idonea; e) ordinare la pubblicazione del provvedimento, per una sola volta, su un quotidiano a tiratura nazionale, ovvero su uno dei quotidiani a maggiore diffusione nel territorio interessato. Le ipotesi di discriminazione contro cui è possibile reagire presentando ricorso al Tribunale sono quella diretta (che determina cioè un trattamento meno favorevole per motivi connessi alla disabilità) e quella indiretta (in cui un fatto apparentemente neutro mette una persona con disabilità in posizione di svantaggio rispetto agli altri: si pensi al divieto di portare cani in un ristorante, fatto di per sé neutro, che però, per una persona non vedente con cane guida, diventa ragione di svantaggio). Inoltre, si può reagire con lo stesso strumento anche contro le molestie e, in genere, contro tutti quei comportamenti, posti in essere per motivi connessi alla disabilità, che violano la dignità e la libertà di una persona con disabilità o creano un clima di intimidazione, umiliazione e ostilità nei suoi confronti. La Legge 67 ha incominciato ad essere applicata nei Tribunali. Vediamo in tal senso alcune pronunce. Il 10 gennaio di quest'anno il Tribunale di Milano ha riconosciuto che la mancata assegnazione di insegnanti di sostegno - ponendo gli alunni con disabilità in condizione di svantaggio rispetto agli altri - costituisce discriminazione indiretta. L'Ordinanza emessa il 10 gennaio scorso [se ne legga nel nostro sito clccando qui e anche in successivi articoli, N.d.R.] richiama anche la Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti delle Persone con Disabilità del 2006 e la Sentenza 80/10 della Corte Costituzionale, che ha ritenuto indefettibile il diritto all'istruzione e sostanzialmente dichiarato che l'assegnazione di insegnanti di sostegno, in quanto funzionale al soddisfacimento di quel diritto, non soggiace a vincoli di bilancio. Con quel provvedimento, dunque, il Tribunale di Milano - emettendo un'Ordinanza «ai sensi della Legge 67 del 2006, rubricata "Misure per la tutela giudiziaria delle persone con disabilità vittime di discriminazioni" (G.U. n. 54 del 6 marzo 2006)», ha disposto il ripristino per i figli dei ricorrenti del numero di ore di sostegno fornito loro nell'anno 2009-2010. E ciò, oltre ad essere rilevante perché un Giudice ha qualificato come discriminatoria una determinazione dell'Amministrazione e ha ordinato alla stessa un comportamento, assegnando un termine preciso entro cui provvedere, è importante anche perché tra i ricorrenti figurava un'associazione di tutela dei diritti delle persone con disabilità [la LEDHA, Lega per i Diritti delle Persone con Disabilità, N.d.R.]. La Legge 67/06, infatti, estende la legittimazione ad agire per le ipotesi di discriminazione anche ad associazioni individuate con Decreto Interministeriale. Già prima, però, del provvedimento di cui si è detto, si sono avute pronunce interessanti in materia di discriminazione. Il 4 giugno 2009 il Tribunale di Taranto, Sezione di Martina Franca, riconosceva che una persona con disabilità era stata discriminata in occasione degli esami di abilitazione alla professione forense. In particolare, quel Giudice aveva considerato discriminatorie la ritardata consegna del codice cartaceo, la postazione di lavoro che era stata assegnata al candidato (di fatto per lui inutilizzabile dalla sedia a rotelle, per via dell'altezza del piano di lavoro) e l'assenza delle forze dell'ordine all'ingresso, che avrebbero dovuto agevolare l'entrata del candidato nella sede di esame. In quel caso il Giudice quantificò il danno sofferto - patrimoniale e non patrimoniale - in 4.000 euro. Va poi ricordata l'ordinanza del Tribunale di Tempio Pausania, in Sardegna, del 20 settembre 2007, nella quale il Giudice ha condannato un circolo nautico al risarcimento del danno in favore di una persona con disabilità in sedia a rotelle. In tale occasione si è ritenuto discriminatorio il fatto che una barca fosse stata spostata senza avvertire il proprietario e che alla stessa persona con disabilità fosse stato impedito di affiancare al proprio natante un mezzo di sollevamento che avrebbe dovuto consentirle di passare dalla propria carrozzina all'imbarcazione stessa. Il dato interessante è che il Giudice, per quantificare il danno, ha deciso di centuplicare il valore della quota di iscrizione, arrivando così alla somma di 4.000 euro. Queste pronunce sono dunque la testimonianza concreta di come il diritto a non essere discriminati delle persone con disabilità - sancito appunto nel nostro ordinamento dalla Legge 67/06 e a livello internazionale dalla Convenzione delle Nazioni Unite del 2006 - stia trovando sempre maggiore rispondenza nella giurisprudenza di merito. Oggi comportamenti e situazioni che impediscono alle persone con disabilità di avere una vita ordinaria trovano risposte adeguate nel nostro ordinamento. Da un lato i risarcimenti e dall'altro l'attenzione che i Giudici hanno dimostrato per i dettagli delle attività della vita, sono segnali importanti che attestano la forza sempre maggiore che va assumendo oggi - e in termini assolutamente concreti - il principio di parità di trattamento il quale, secondo l'articolo 2 della Legge 67/06, comporta che non possa essere praticata alcuna discriminazione in pregiudizio delle persone con disabilità. Infine, oltre ai profili risarcitori - che in questo caso attengono alla sfera del non patrimoniale e riguardano le attività realizzatrici della persona - è emerso il ruolo fondamentale delle associazioni di persone con disabilità che, anche attraverso sapienti azioni giudiziarie, potranno sempre più incidere nella società per promuovere l'inclusione delle persone disabili. *Avvocato, dottore di ricerca in Diritto Civile all'Università Mediterranea di Reggio Calabria, membro di Cendon&Partners (angelo.marra@libero.it).
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Turismo sociale... e perché no? di Hubert Perfler

Notizia n° 82   del: 03-03-2011 [19:35]   Autore: Redazione
Numero 5-5sup del 2011 Titolo: Turismo sociale... e perché no? Autore: Hubert Perfler Articolo: Cos'è il turismo sociale? Credo che tutti abbiamo, almeno una volta nella nostra vita, partecipato ad una gita scolastica, ad una vacanza organizzata per gruppi, più o meno grandi. Il turismo sociale può essere inteso come momento di incontro, di relazione, di scambio di esperienze reciproche e di culture tra persone di città e regioni diverse. In sostanza la pratica turistica viene intesa come esperienza, come momento di affermazione e recupero della propria personalità, in tempi e spazi diversi. Ma credo che vi si potrebbe scrivere un libro su cosa s'intende per turismo sociale. Vorrei quindi fare un breve excursus sui metodi che negli ultimi 70 anni hanno creato notevoli mutamenti in detto ambito, citando ad esempio il mondo dei non vedenti e degli ipovedenti. Negli anni del dopo guerra alcuni Istituti per Ciechi (chiamati «scuole speciali») hanno incominciato a fare piccole gite con ridotti gruppi di ragazzi. Hanno inoltre iniziato ad accogliere altri ragazzi in periodi extra-scolastici (sullo stile degli odierni campi scuola), creando delle vere e proprie «colonie» estive. All'inizio degli anni 70, gli Istituti iniziarono a portare i ragazzi alle prime settimane bianche, durante le quali è stato inventato il metodo di guida che oggi giorno è la tecnica base dell'accompagnamento sugli sci degli atleti non vedenti. Dagli inizi anni 80 dello scorso millennio si sono viste le prime grosse organizzazioni che si sono improvvisate «agenzie non lucrative di turismo di massa». Un esempio per tutti è il Gruppo verbanese sciatori ciechi (Gvsc) nato nel 1982 che, insegnando ai non vedenti a sciare, organizzava in diverse località sciistiche gruppi che variavano tra i 90 ed i 180 partecipanti, più volte all'anno. La seconda in ordine di tempo è stata l'Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti di Trieste, che tra settimane bianche e verdi spostava più di 700 persone. Quasi in contemporanea il Radio Club Ciechi d'Italia ne spostava circa 300. Infine, da non dimenticare, la Federazione Italiana Ciechi Sportivi (Fics) di Modena, che riusciva a spostare quasi 1500 persone. Hanno poi seguito l'esempio delle suddette, altre Sezioni provinciali dell'Unione di tutta Italia, Milano, Bergamo, Bolzano, Messina, Catania e tante altre. Tante Sezioni hanno organizzato soggiorni marini lungo le spiagge italiane e di tutto il Mediterraneo comprese le isole. Altre si sono specializzate in viaggi all'estero, raggiungendo mete e luoghi lontani, organizzati in ogni loro dettaglio e strappando le prime conquiste riguardanti l'arte accessibile. Ricordo, a titolo di esempio, che nel 1993 a Xi'an in Cina, mia moglie, Ada Maria De Crignis, toccò in prima mondiale i giganti di terracotta del famoso esercito sommerso. In un paese restrittivo come la Cina di allora, il fatto che un non vedente ed in più donna facesse un gesto così, era impensabile, anche perché gli scavi erano ancora in atto e l'accesso era vietato a chiunque. La guida di Stato che allora si era costretti a subire per tutta la durata del viaggio, si è rivelata (a suo rischio e pericolo) eccezionalmente sensibile ai problemi dei ciechi. L'odierna tendenza al frazionamento dei grandi gruppi turistici impedisce di fatto, a tanti, di partecipare al turismo organizzato, per mancanza di guide e-o relativi accompagnatori. Poi vi è un altro aspetto molto importante da sottolineare: dall'inizio del nuovo millennio, sempre più persone si avventurano in un turismo basato sulla deambulazione autonoma o con il cane guida (cioè senza accompagnatore) anche in luoghi totalmente sconosciuti. Questo ha visto affiorare diverse agenzie turistiche che tentano di specializzarsi nel settore dell'accessibilità, sia per ipo e non vedenti sia per tutte le altre tipologie di handicap. E' intenzione della stessa Sede centrale dell'Unione creare una vera e propria Agenzia turistica specializzata per il turismo sociale integrato, ove chi ha problemi di tipo visivo trovi le soluzioni più consone alle proprie esigenze e finalmente si crei una vera pari opportunità per i non vedenti, almeno nel campo turistico. Gli aspetti positivi del turismo sociale di massa, sono sicuramente positivi, laddove creano interessi comuni, scambio di idee e permettono la socializzazione tra i componenti del gruppo. Hubert Perfler
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Nell'ateneo della Calabria il primo percorso per non vedenti

Notizia n° 81   del: 15-02-2011 [16:40]   Autore: Redazione
Agenzia AdnKronos del 14-02-2011 Nell'ateneo della Calabria il primo percorso per non vedenti COSENZA. Sara' inaugurato all'Universita' della Calabria mercoledi' 16 febbraio il primo percorso per non vedenti e ipovedenti attivato da un ateneo italiano. Alle 10.30 nell'aula magna verra' presentato alla stampa e alle autorita' locali e regionali il primo stralcio di una delle realizzazioni portate a compimento nelle ultime settimane che riguarda l'attenzione dell'Unical al problema della disabilita' e delle pari opportunita'. L'ateneo si dota di un sistema all'avanguardia realizzato grazie all'utilizzo delle tecnologie piu' avanzate nel settore. Il percorso per non vedenti e' il risultato di una sinergia particolarmente felice che l'Unical ha avviato da tempo con l'Unione italiana ciechi. Dalla collaborazione tra il responsabile del settore barriere architettoniche dell'associazione, Giuseppe Bilotti, e l'ufficio tecnico dell'ateneo coordinato da Renato Greco e Anna Maria Baudille, insieme al delegato del rettore per i servizi agli studenti con disabilita', Maria Adele Losso, e' stato realizzato il primo stralcio di un progetto che dovra' essere completato in seguito, appena saranno disponibili le risorse necessarie. Il tracciato iniziale che i non vedenti potranno utilizzare dal 16 febbraio in poi e' lungo circa un chilometro e mezzo e si estende dalle pensiline presso le fermate degli autobus, praticamente all'ingresso del Campus, per tutto il ponte carrabile, con accesso ai vari cubi e alle aule in esse presenti, fino al cubo 46/B (in sostanza, fino al Dipartimento di Pianificazione Territoriale); il percorso arriva, inoltre, fino alla Segreteria studenti, l'Aula Magna, il Centro Linguistico, la mensa Martensson, la Biblioteca, la Banca e lo University Club.
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Invalidità, "dall'Inps ritardi e gravi lacune". La Fish presenta interrogazione a Sacconi

Notizia n° 80   del: 14-02-2011 [18:44]   Autore: Redazione
Press-IN anno III / n. 437 Redattore Sociale del 10-02-2011 Invalidità, "dall'Inps ritardi e gravi lacune". La Fish presenta interrogazione a Sacconi Il testo messo a disposizione dei parlamentari che volessero presentare un'interrogazione al ministro: denunciati problemi quotidiani nel sistema. "Senza quei certificati i disabili non possono accedere ad alcun beneficio" ROMA. Una interrogazione scritta al ministro Sacconi per fare luce sulla situazione delle certificazioni di invalidità che l'Inps non riesce a gestire in tempi ragionevoli e senza disagi. E' quello che ha messo a punto la Fish (Federazione italiana superamento handicap), mettendo a disposizione il testo a quei parlamentari che volessero effettivamente presentarla alla propria Camera di appartenenza. I quesiti posti dalla Fish partono dalla difficile situazione segnalata alle associazioni sulle procedure per la certificazione di invalidità, la cui competenza è passata dal gennaio 2010 all'Inps: un sistema che, dotato di strumenti avanzati, avrebbe dovuto velocizzare i tempi e rendere più trasparenti le procedure. "Ad un anno dall'avvio della nuova fase scrive la Fish - non c'è giorno in cui i cittadini non segnalino inspiegabili ritardi, che i patronati sindacali non accusino difficoltà ingestibili nelle nuove procedure, che le Aziende Usl non riescano ad accedere ai nuovi sistemi". Lacune "piuttosto gravi" perché le persone con disabilità "senza quei certificati non possono accedere a nessun beneficio economico, a nessun servizio, a nessuna prestazione strettamente necessaria per le loro condizioni", e perché "le precedenti certificazioni, se rivedibili, non hanno alcun valore fintanto che l'intero procedimento di verifica non è stato completato". La Fish rimprovera all'Inps di aver negato le "enormi difficoltà che il sistema dimostra quotidianamente" e avanza l'ipotesi che i rallentamenti possano dipendere dalla mole di controlli straordinari sui cosiddetti falsi invalidi che l'Istituto ha dovuto attuare negli anni trascorsi e ancora dovrà smaltire (500mila entro la fine dell'anno prossimo). L'interrogazione, fra le altre, formula la richiesta di conoscere in che misura è garantita la presenza del medico Inps all'interno delle commissioni, quante pratiche siano state informatizzate, quali sono i tempi medi di attesa per le diverse fasi dei procedimenti e quali differenze si riscontrano sul territorio e rispetto agli anni precedenti, quanti ricorsi risultano pendenti, quante domande di accertamento vi sono state e quale è il trend rispetto agli anni passati. Tutte domande "per fare chiarezza e conoscere l'effettiva qualità dei servizi resi ai cittadini, oltre che la finalizzazione dei soldi pubblici".
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