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Regione Veneto - Sernagiotto: «Così taglierò i fondi sociali a invalidi e anziani»

Notizia n° 69   del: 18-01-2011 [09:00]   Autore: Redazione
La Nuova Venezia del 16-01-2011 Sernagiotto: «Così taglierò i fondi sociali a invalidi e anziani» Regione Sernagiotto: «Così taglierò i fondi sociali a invalidi e anziani» Basta concorsi addomesticati Stop alle cooperative ingrassate a nostre spese Via i raccomandati dai posti pubblici VENEZIA. L’assessore Remo Sernagiotto, che gli amici chiamavano Remo Coperton per via dell’ officina di ricambio gomme, ha ceduto i penumatici e si è lanciato a fare il manager nel sociale. Non è solo un imprenditore privato che vuole raddrizzare le storture del pubblico. E’ una furia umana. Lo brucia il fuoco del moralizzatore: vuol fare un repulisti. Lui, che pure è conosciuto a Treviso per aver piazzato la sua segretaria a fare l’assessore in Provincia nel 2007. Acqua passata. Sernagiotto ha deciso di cambiare e sta facendo piazza pulita dei concorsi addomesticati, delle cooperative mantenute a sbaffo, delle segretarie assunte solo perché amiche del presidente e via elencando. Comincia l’era dell’efficienza e dell’efficacia. Altro che Remo Coperton, il mio nome è Remo Williams, l’uomo che scansava le pallottole. Impossibile fermarlo. E’ un torrente di cifre: virtuose le sue, penose quelle degli altri. Almeno fino a prova contraria. Sernagiotto, a quanto ammontano i vostri tagli? «I soldi che mancano realmente sono 19 milioni per le politiche sociali, ma pensiamo di recuperarli a Roma; 7,5 milioni per i minori; 15 milioni per la non autosufficienza. Io taglierò i rami secchi e gli sprechi: il 2011 sarà l’anno della riorganizzazione». Rami secchi dove? «Ce ne sono tantissimi: troppi amministrativi dentro le Case di riposo, per esempio. Alcune a parità di ospiti hanno 3 amministrativi, altre 7. Come mai? Io faccio una riforma vera, sono preoccupati per questo. C’è una parentopoli». Dappertutto? «Andiamo a vedere quanti concorsi vengono vinti dalle infermiere più belle, che poi diventano segretarie? Vogliamo dirle queste cose o no? Avete visto il Breda, con 22-23 milioni di buco: sapete quanti ne ha il Gris di Mogliano, il Mariutto, l’Ipab di Vicenza? Il Gris è sopra i 20 come il Breda, il Mariutto e l’Ipab Vicenza tra i 6-7». Come pensa di chiudere questi buchi? «Al Breda c’è un commissario che sta vendendo l’ippodromo e le proprietà. Il Breda ha un fido ipotecario con interesse al 13% mentre in un’azienda sottocapitalizzata il massimo è il 3,5%». Rinegoziatelo. «Noi siamo appena arrivati, stiamo trattando per la vendita dei terreni e pagare tutto, mantenendo la proprietà come Ipab della casa di riposo che acquisisce 80.000 euro di affitto anno». Gris e Mariutto hanno beni uguali su cui rifarsi? «Il Gris no, ma abbiamo un progetto, che annuncerò a giorni. Il Mariutto ha una valanga di patrimonio, l’Ipab di Vicenza lo stesso. C’era una Ipab con un patrimonio che rendeva lo 0,27% contro un dato di mercato del 4%. Come mai? Ho il bilancio di una Onlus privata con 110 ospiti, quota alberghiera 46 euro, la più bassa, che fa un utile di 280.000 euro l’anno. Invece quelle pubbliche perdono. Ho ragione a mettere mano o no?» Che Fondazione è? «Non ha importanza. Ne abbiamo 40 private in Veneto e 200 pubbliche. L’Ipab pubblica di Montebelluna, sindaco Puppato, 110 ospiti, ha il Cda gratuito e 900.000 euro di attivo in cassa. Un’altra Ipab pubblica, quella di Castelfranco, con 160 ospiti, Cda gratuito, fa utili ogni anno». E dove i casi peggiori? «Non lo dico. Ho tagliato le consulenze. Avevamo un sito che si chiamava Veneto Sociale: il costo di gestione doveva essere 40.000 euro l’anno, noi ne pagavamo 218.000». Che società era? «Una cooperativa sociale. Adesso gestisco gratis il sito dalla mia segreteria. Volete sapere quanto guadagnano i direttori nonostante il blocco a 77.000 euro della legge 2 del 2007? Anche 130-140.000 euro. Metterò a posto anche questo». Ci sono dirigenti nelle Usl e in Regione che beccano la stessa cifra. «Ma non lì c’è una legge che lo vieta. Qualche volta i tagli servono anche a fare riforme positive. Alla tossicodipendenza sono rimasti 25 milioni. E’ la prima volta che abbiamo un fondo sulle famiglie numerose, sui parti gemellari e oltre, per le povertà estreme. Ho messo tutto nel fondo di rotazione. Questa è managerialità, basta fondi perduti». Remo il normalizzatore. «Certo, io voglio mettere a posto le cose. Ho grandissime soddisfazioni, anche dalle cooperative: mi presentano progetti, io li finanzio a tasso zero, loro mi tornano i soldi. Sono felicissimi. Anche perché il fondo perduto copriva solo il 30%, io finanzio tutto il costo». Come mai i sindaci sono inferociti? «Spiego perché ho tagliato i soldi dei minori ai Comuni: noi abbiamo 2000 minori sottratti alle famiglie, 1000 in affido familiare e 1000 nelle piccole comunità, che sono 299 in Veneto. I 1000 dell’affido familiare costano 3,5 milioni di euro, i 1000 nelle comunità 24 milioni. I Comuni non avevano problemi, si pagava a piè di lista. Cosa ha fatto Sernagiotto? Ha incontrato il giudice dei minori dicendo che almeno il 90% dei minori deve andare all’affido familiare: passeremo da 30 milioni di costo generale a 10 milioni. I miei 7 milioni non servono più e non servono nemmeno i 13 dei Comuni». I sindaci dicono che potevate almeno consultarli. «Io dico a Gobbo che Tremonti è del Pdl ma alla cena degli ossi invita lui, non me. Sernagiotto distribuisce i soldi che gli dà Roma, non moltiplica i pani e i pesci». Lei appena arrivato ha fatto saltare un dirigente apprezzato da tutti... «Sì, Michele Maglio, molto bravo, ma non per la mia filosofia imprenditoriale. All’Unione Italiana ciechi l’anno scorso davano 220.000 euro per il centro polifunzionale di Padova. O ne mettiamo uno per provincia, oppure non serve neanche a Padova. Infatti esisteva per motivi diversi. Poi davano 190.000 euro perché tenessero aperti gli uffici; 70.000 euro per il libro parlato; perfino un contributo di 8.000 euro per raid in pedalò a Bibione. Ma vi pare?». Via, date soldi alle sagre della zucca e della verza e fate i difficili con i ciechi? «Un cieco prende di pensione 1.150 euro più 500 di accompagnatoria. Che bisogno ha di un raid in pedalò?».
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IPad (quasi) gratis per i bimbi disabili

Notizia n° 68   del: 15-01-2011 [19:17]   Autore: Redazione
Lombardia, sorprese della burocrazia IPad (quasi) gratis per i bimbi disabili di Maria Sorbi La Regione rimborsa le spese per il tablet: "E' come un’apparecchiatura medica". La Ledha: "Il governo sostenga l'acquisto in tutte le regioni" Milano - C’è una bella differenza ad essere disabili in Lombardia o nel resto d’Italia. In Lombardia ad esempio si ha diritto al rimborso dell’Ipad, nella maggior parte delle regioni italiane no. Proprio così, le agevolazioni sulle nuove tecnologie cambiano da regione a regione e non esiste una legge nazionale uguale per tutti. Dettagli? Mica tanto se si pensa che i nuovi metodi touch screen stanno cambiando la vita a tanti portatori di handicap: aiutano i disabili a comunicare, arrivano là dove la parola non arriva. Ed è anche per questo che la Lombardia considera i pc, gli Ipad e tutti i loro «parenti» delle «apparecchiature mediche», a differenza delle altre regioni. Da qui la possibilità di erogare contributi fin oltre il 70 per cento ai disabili che ne fanno richiesta. A dirlo è una norma (la legge regionale lombarda sulla famiglia del 1999) scritta ante litteram rispetto all’uscita sul mercato di tanti portatili e apparecchi tecnologici ma, questo sì, lungimirante. «La legge - spiega Fulvio Santagostini, presidente dell’associazione disabili Ledha - prevede il finanziamento per tutti gli ausili di alta tecnologia necessari a migliorare la vita delle persone con disabilità». Quindi anche i tablet pc (come l’Ipad) purché la richiesta includa software specifici per i disabili e sia accompagnata da un certificato del medico. In sostanza, la Lombardia prevede rimborsi parziali di tutti gli strumenti tecnologici che non sono elencati nel cosiddetto «nomenclatore tariffario», una lista che comprende oggetti come le sedie a rotelle o le protesi. La domanda per il contributo si può presentare ogni cinque anni: e ovviamente se si chiede una mano per acquistare Ipad o pc oggi, non si può chiedere fra due anni il rimborso per le spese (ben più alte) di domotica o per altre tecnologie da installare in casa. Nel resto d’Italia le cose sono ben diverse: «Nel 2008 - spiega Santagostini - il governo aveva stabilito i nuovi livelli di ass istenza erogati dal servizio sanitario nazionale (Lea), aggiornandoli con l’inserimento delle nuove tecnologie. Poi però sono stati revocati e da due anni siamo in battaglia per ottenere quelli nuovi». Fino a quando non ci saranno le nuove regole, ogni regione farà come crede. L’associazione dei disabili spera che tutti al più presto riconoscano le nuove tecnologie come «apparecchiature mediche». Tra qualche settimana infatti uscirà un’applicazione per Iphone e Ipad per aiutare i bambini disabili a parlare: i genitori potranno registrare alcune frasi utili alla vita quotidiana e il bambino non dovrà far altro che appoggiare il dito su una delle icone corrispondenti sullo schermo per ripetere le frasi ed esprimere esigenze, pensieri, stati d’animo. L’idea è venuta al padre di un bimbo di 5 anni affetto da una malattia genetica che gli provoca numerosi problemi a parlare. Il programma è stato poi sviluppato dagli studenti della Wake Forest university (in Sud Carolina) ed ora è pronta a uscire sul mercato e ad aiutare i bambini di ogni paese. I benefici del touch screen sono stati provati anche da un bimbo di New York affetto da atrofia muscolare spinale e lo hanno aiutato a comunicare con i genitori. La sua storia è cominciata per caso, quando la tata gli ha messo davanti l’Ipad del suo fidanzato: per la prima volta il bimbo ha svolto un’azione autonoma, sfiorando l’icona di un’applicazione.
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Osservatorio sulla disabilità, Inail senza diritto di voto: "Collaboriamo ugualmente"

Notizia n° 67   del: 11-01-2011 [19:23]   Autore: Redazione
L'opinione di Mario Carletti, direttore "Riabilitazione e protesi" dell'Inail e membro dell'Osservatorio: "Ma nella prossima riunione chiederemo di rimediare all'errore compiuto". Sui lavori: "Un'opportunità per fare atti concreti" ROMA. La soddisfazione per la partenza dell'attività dell'Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità, la sorpresa per la "inaccettabile retrocessione di Inail" (indicata solamente fra i membri invitati permanenti senza diritto di voto), la disponibilità a mettere a disposizione dello stesso organismo il portale Superabile e il suo call center. Sono i tre punti messi in rilievo da Mario Carletti, direttore centrale "Riabilitazione e protesi" dell'Inail, dopo l'avvio delle attività dell'Osservatorio. Carletti, nominato come rappresentante dell'Istituto all'interno del nuovo organismo, parla della necessità di individuare delle sottocommissioni per facilitare i lavori e conseguire risultati concreti, e sottolinea la competenza raggiunta dall'Inail sui temi della disabilità, ad iniziare dal reinserimento nel mondo del lavoro. Considerazione, quest'ultima, che vale anche ad esprimere la sorpresa e il disappunto per il declassamento dell'Istituto da membro effettivo con diritto di voto (come lo sono anche altri istituti previdenziali) a membro invitato permanente senza diritto di voto. Una decisione definita senza mezzi termini "un errore". L'attesa è stata lunga, ma finalmente l'Osservatorio è all'opera La prima riunione dell'Osservatorio del 16 dicembre scorso è un momento che va festeggiato perché rappresenta un punto di arrivo che si aspettava da tanto tempo e al quale ora finalmente siamo arrivati. Un atteggiamento condiviso da tutti i componenti, visto che gli interventi sono stati unanimi nell'esprimere apprezzamento per la partenza del tavolo e per la necessità di una condivisione dei percorsi. Come avviene quasi sempre in situazioni di questo tipo, il primo incontro è stata un'occasione di apertura e di conoscenza fra tutti i presenti, in qualche modo un atto formale. Penso che gli atti reali cominceranno dalla seconda riunione. Eppure, nella festa, c'è un motivo di rammarico La gioia di essere arrivati a questo varo mette in secondo piano, ma purtroppo non cancella, la sorpresa per il fatto di aver ritrovato Inail fra gli affiliati, fra i membri indicati come invitati permanenti senza diritto di voto. Ho provato a trovare una giustificazione a questo fatto facendo mille ragionamenti, ma in realtà mi sembra che l'unica giustificazione plausibile sia legata al fatto che lavorando si possono commettere dei piccoli errori. Questo è stato un errore. Anche nella prima riunione la stragrande maggioranza degli interventi ha sottolineato la necessità di trovare delle vie migliori e preferenziali per favorire il reinserimento nel mondo del lavoro delle persone con disabilità, uno dei temi in assoluto più importanti dal punto di vista non solo sociale ma anche economico. E proprio Inail, in questo campo, gioca una parte determinante. Una sorpresa in negativo, dunque. Ha sollevato questo punto durante la prima riunione? Ho pensato di non farlo durante la prima riunione semplicemente per educazione e per rispetto nei confronti del ministro: non volevo minimamente alterare un giorno di festa con un intervento che potesse sembrare polemico. Ma poiché questo punto non è polemico ma estremamente concreto, farò sicuramente presente la questione nel corso della seconda riunione, chiedendo ove possibile anche tecnicamente il superamento di questa inaccettabile retrocessione di Inail. Il tutto confermando, come già detto, che questo non lede minimamente la volontà dell'ente. Non si tratta di un capriccio, ma della manifestazione di una corretta lamentela volta a migliorare le cose, senza nessuna polemica ma con il rispetto del ruolo che Inail non solo merita, ma si è meritata nei fatti in questo campo. L'impegno perché l'Osservatorio sia fruttuoso resta intatto, dunque. Certamente si: questa leggerezza non mina in alcun modo l'apporto che Inail darà al tavolo, anzi. Noi siamo presenti e daremo tutto quello che può servire. Ove fosse necessario, c'è da parte nostra anche la disponibilità di mettere al servizio dell'Osservatorio il portale Superabile o - per quanto riguarda eventuali risposte specifiche sull'Osservatorio anche il call center. Il tutto, naturalmente, sempre che questa eventualità sia condivida dall'Osservatorio e possa essere ritenuta utile. Poiché mi rendo conto di essere in un mondo in cui la sensibilità è particolarmente elevata, voglio che fin dall'inizio sia molto chiaro che la mia attività in qualità di rappresentante di Inail non è assolutamente un'attività che vuole prevaricare alcuno o alcun ruolo: voglio semplicemente offrire quello che noi abbiamo. Poiché secondo me Superabile è qualcosa di straordinario, credo che sia utile per l'Osservatorio utilizzarlo. Quale è l'auspicio per il futuro? La mia speranza quando partecipo a questi tavoli è che non siano dei momenti di "tranquillizzazione sociale" ma siano e possano diventare dei momenti di concreta produzione di atti che in qualche modo facilitino poi i percorsi. Poiché il tavolo avrà una periodicità trimestrale o giù di lì, auspico che vengano create delle commissioni, dei piccoli sottogruppi, che siano in grado di sviluppare delle tematiche da condividere poi in riunione plenaria perché diventino atti formali o reali di miglioramento della situazione. Altrimenti tutto avrebbe poco valore. Come sempre queste sono delle opportunità che devono essere colte, e se non le cogliamo diventano un boomerang.
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Disabili ed ISEE: quando pari condizioni?

Notizia n° 66   del: 08-01-2011 [23:45]   Autore: Redazione
Il Vicepresidente della Consulta Regionale delle Associazioni dei Disabili, nonché Presidente della Consulta Provinciale, Vincenzo Zoccano, vuole fare il punto della situazione in merito alle recenti prese di posizione del Governo e delle Regioni, per quanto riguarda l’applicazione dell’Isee per le prestazioni assistenziali ai disabili. Il calcolo dell’ISEE, non dovrebbe tenere conto dell’indennità di accompagnamento, perché questa deve essere concessa indipendentemente dall’eventuale reddito di chi ne usufruisce. Di fatto questo non accade: quando si redige il modello, viene richiesto al soggetto disabile il saldo totale di tutti i conti correnti ad esso intestati o cointestati. Allora con una mano si dà e con un’altra si toglie? Evidentemente succede proprio così. Secondo quanto dice la legge 18 del 1980, in tema di indennità di accompagnamento, il Parlamento all’epoca fu concorde in toto, nel riconoscere che la disabilità sia uno svantaggio così grave da non accluderne il riconoscimento fiscale in tema di ISEE.
Mentre una persona normo dotata può riuscire a sopravvivere con il minimo vitale, questo risulta assolutamente impossibile a chi soffre di disabilità grave, che richiede in realtà costi aggiuntivi molto pesanti. Non tenere conto di questo aspetto determinante, significa non conoscere le norme o non avere volontà di applicarle secondo i giusti criteri. Un disabile ha bisogno di essere incluso nella società: il calcolo di punti in meno di ISEE e l’indennità di accompagnamento, non fanno altro che compensare i bisogni di chi non è in grado di essere autonomo nella vita di ogni giorno. Fino a quando per un non vedente sarà necessario avere qualcuno che lo possa accompagnare in uffici o ad assolvere ai doveri quotidiani per lavoro o altro, fino a quando ogni scuola o edificio pubblico , privato o area urbana, non saranno totalmente accessibili anche a chi non è in grado di deambulare ed è costretto magari su una sedia a rotelle , fino ad allora ci sarà assoluto bisogno di avere un’indennità in più, un aiuto concreto, una “mano” che possa essere reale supporto alle necessità di tutti i cittadini disabili al di la’ del proprio ISEE. Quindi occorre studiare una forma alternativa che non gravi in termini così pesanti sulle persone con disabilita’ e sulle loro famiglie. Gli strumenti esistono, serve solo la volontà di fare ancora ulteriori passi in avanti in termini di inclusione, perché ricordiamo sempre che dove una persona con disabilità vive bene, vivono bene tutti.



Vincenzo Zoccano
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Il significato del bastone bianco per ciechi

Notizia n° 65   del: 08-01-2011 [19:10]   Autore: Redazione
Egregio direttore, da un sondaggio svolto interrogando vari ragazzi che si presentavano presso i nostri uffici, per il colloquio relativo alla domanda di assunzione al Servizio Civile, è emerso che i giovani non conoscono il significato e l'utilizzo del bastone bianco. Sottolineiamo che tutti erano in possesso della patente di guida B e che tutti hanno dichiarato che alla scuola guida, non è mai stato citato l'art. 191 comma 3 del Codice della Strada, il quale afferma che "I conducenti di automobili o biciclette devono fermarsi quando una persona invalida con ridotte capacità motorie o su carrozzella o munita di bastone bianco o accompagnata da cane guida… attraversa la strada o si accinge ad attraversarla…". Da ciò si evince il perché di tanta disattenzione nei confronti delle persone non vedenti munite di bastone bianco, capita infatti che come nella "legge del più forte" il non vedente venga spesso urtato e debba lui stesso spostarsi per scansare i pedoni e i ciclisti totalmente non curanti della sua condizione resa chiaramente riconoscibile dal bastone bianco. Un grande problema si pone nel caso dell'attraversamento della strada, poiché anche gli automobilisti dimostrano una assoluta mancanza di rispetto delle norme previste dall'articolo sopra citato. Riteniamo sia utile informare i cittadini circa la storia del bastone bianco. Ecco pertanto una sintesi: a partire dagli anni '30 del 900' il bastone bianco si è affermato istituzionalmente nel mondo politico e giuridico, non solo come mezzo di orientamento ma anche come mezzo di riconoscimento. Fu nel 1921che il fotografo inglese James Biggs, il quale perse la vista in seguito a incidente, propose il bianco poiché tale colore aumenta notevolmente la visibilità dello strumento. Bisognerà attendere un decennio per poter registrare una maternità ufficialmente dichiarata e riconosciuta con un luogo e una data di nascita: Guillelmine d'Herbemont il 7 febbraio del 1931, lanciò una campagna di mobilitazione a favore dell'uso del bastone bianco come riconoscimento delle persone cieche in Francia. Per concludere invitiamo innanzitutto le scuole guida ad inserire nel loro insegnamento quanto previsto dall'art. 191 comma 3, e rivolgendoci ai nostri concittadini chiediamo un maggiore riguardo nei confronti delle persone non vedenti che si concretizza anche nel lasciare i marciapiedi sgombri da biciclette ed altri intralci. Franca Aliprandi. Responsabile della mobilità dell'Unione Italiana Ciechi ed Ipovedenti di Piacenza
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